


Dal Tirreno di stamani(ieri) -“Ecco il nuovo accordo: sviluppo del porto e bonifiche per la città di Piombino” è il titolo dell’incontro con l’assessore Bramerini programmato per stasera alle ore 21 alla sala del Perticale - .
Ci sono andato, e
Io non bevo l’acqua dell’acquedotto; certo è controllata tutti i giorni, è sicuramente conforme ai valori di legge… Legge?? Quale legge??? e se la legge cambia, quella che prima era cattiva diventa buona? e perché si chiama “acqua del sindaco”? …vuoi vedere che la legge la fa….chi???…
Io bevo acqua Pejo; viene dai monti, questi monti (Gran Zebrù e Ortles)

E tra i monti e la sorgente non ci sono insediamenti umani; l’ho visto con i miei occhi, ci sono stato; le uniche cose che possono sporcarla sono le cacche delle marmotte e delle aquile. Anche la levissima viene da quei monti, ma io non bevo neanche la levissima, perché ho visto dove è: tra i monti e la sorgente c’è tutto un paese, anzi una città: Bormio, con migliaia di persone e molteplici attività umane.
E i fanghi chi se li beve? Chi crede che basta fare una legge per far diventare buona una cosa cattiva!
Sono buoni se corrispondono ai valori della colonna B della tabella dm 471/99? Si, sono buoni per realizzare zone industriali, ma non per zone residenziali perché questi valori sono da
E voi che acqua bevete?
C'era una volta " UNA SVOLTA EPOCALE"
L'avevano definito "UNA SVOLTA EPOCALE", un accordo, quello sui fanghi di Bagnoli, da cui sarebbe dipeso il futuro di questa città.
Ci sono voluti due mesi di puntuale e argomentata opposizione del Comitato NOfanghi sostenuto da migliaia di cittadini per far emergere una sconcertante verità: Quell'accordo non ha consistenza giuridica (mancano certificazioni, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale) ne finanziaria (non ci sono i tanto decantati 274 milioni di euro) e non ci sono soprattutto le garanzie ambientali (vi ricordate il rilancio della TAP per i trattamenti e nuovi investimenti per tecnologie di disinquinamento? Non se ne parla più). Di quell'accordo distribuito in carta pregiata a colori a ben 18.000 famiglie, in piedi non c'è rimasto praticamente NIENTE.
Ora si parla di una "nuova bozza d'accordo", della messa a punto di nuove "garanzie" e ricerca di finanziamenti che per ora non si trovano.
A questo punto, ancora con più forza e determinazione torniamo a chiedere:" Perché si vuole a tutti i costi portare a Piombino la colmata di Bagnoli"? E ancora come chiedono molti cittadini dotati di buon senso " perché se è tutta roba buona non se la tengono loro?"
Noi lo ribadiamo: Nessuno si crei false illusioni : NON UN KILO DI FANGHI DI BAGNOLI DEVE ARRIVARE A PIOMBINO. Bagnoli ha il diritto di essere bonificata ma altrettanto diritto ne ha Piombino che ogni anno produce un milioni di tonnellate di rifiuti industriali e che ne ha stoccate decine di milioni nella sua area industriale.
E' ora che l'amministrazione comunale dichiari l'ammissibilità del Referendum, NESSUNA DELLE RAGIONI PER CUI E' STATO RICHIESTO E' VENUTA MENO.
Sarebbe, infine, corretto e democratico che il nascituro Partito Democratico (forza determinante nella maggioranza del governo della città) facesse conoscere ai propri elettori, prima delle "primarie"cosa intende fare sul Referendum. Sarebbe grave che il primo atto politico di un partito che si fregia del nome "DEMOCRATICO" fosse la negazione del diritto dei cittadini a dire la loro sull'ambiente, la salute e il futuro della città. Recita uno slogan di un bel manifesto affisso in questi giorni "SONO UN DEMOCRATICO, PERCIO' DECIDO IO" speriamo non resti solo uno slogan elettorale.
REFERENDUM!
La delegazione del comitato NO FANGHI, composta da nove volontari del presidio di Via Ferrer, è stata ricevuta dall'assessore Anna Rita Bramerini e da quattro dirigenti della Regione Toscana giovedì 4 ottobre 2007.
Nell'incontro, durato circa 3 ore , sono stati approfonditi i problemi finanziari, ambientali, giuridici e economici dell'accordo sui fanghi di Bagnoli ed è stato affrontato anche il tema della democrazia partecipata.
La delegazione ha posto subito la domanda che si sono fatti migliaia di cittadini piombinesi e del comprensorio : perché si vogliono spostare milioni di metri cubi di rifiuti industriali da un sito inquinato ad un altro, con dispendio di denaro pubblico ed utilizzando migliaia di navi per un tratto di
L'assessore ha detto di comprendere l'inquietudine dei cittadini e si è mostrata assai sensibile alla necessità di bonificare il nostro territorio. Non si è risparmiata nel definire "rifiuti" i materiali di Bagnoli, al contrario dei nostri amministratori comunali che continuano a definirli "materiali", "inerti". Ha giudicato talmente inadeguato e privo di garanzie l'accordo del 31 luglio (così tanto dibattuto nella nostra città città), da non poter essere firmato dal presidente della Regione né da altre amministrazioni pubbliche. Ha confermato la validità del principio di trattare ed utilizzare "in situ" i rifiuti industriali di ciascun territorio inquinato. Ha anche concordato sul fatto che non si possono seguire procedure di emergenza per opere infrastrutturali di grande portata (quali quelle del porto di Piombino), ma che occorre seguire le procedure e le leggi che la regione toscana e il parlamento si sono date in questi anni, compresi strumenti quali
L'impressione avuta da tutti i componenti della delegazione è che l'assessore ed i tecnici della regione si siano trovati a valutare un accordo progettato da Sviluppo Italia, propagandato dal dr. Mascazzini direttore generale del Ministero dell'ambiente e ideato dal ministro Pecoraro Scanio.
La delegazione del comitato NO FANGHI ha ribadito la sua convinzione che sia sbagliato il presupposto del" turismo dei rifiuti" alla base dell'accordo, l'insensatezza dell'operazione e la convinzione che questa pregiudichi la bonifica del nostro territorio e metta in pericolo la diversificazione economica raggiunta con tanta fatica in questi anni, a partire dall'agricoltura di qualità, dal turismo, dal sistema dei parchi, tutte attività che hanno determinato ricadute significative sull'occupazione e la qualità della vita.
Su questo, nemmeno
La delegazione ha quindi riproposto il referendum consultivo quale strumento efficace per respingere un accordo così complicato e pasticciato, e come occasione per impostare in modo completamente nuovo la bonifica necessaria del nostro territorio, con la partecipazione vera dei cittadini e in sintonia con il piano regionale dei rifiuti.